Il 2016 è l’anno in cui la rivoluzione dei container diventa innegabile. Docker ha superato il milione di utenti e Kubernetes 1.2 — sostenuto da Google, Red Hat e CoreOS — porta un’orchestrazione di container di livello produttivo alla portata di team che non avevano mai fatto parte dell’ondata originaria.

Le implicazioni per la delivery di software enterprise sono significative. Un’infrastruttura che un tempo richiedeva giorni per essere predisposta può ora essere definita in un file YAML, versionata e riprodotta in modo identico tra sviluppo, staging e produzione. Il concetto di “server snowflake” — una macchina configurata a mano che nessuno osa toccare — inizia il suo declino.

Per i team che costruiscono piattaforme B2B e sistemi ad alta integrazione, il cambiamento apre nuove possibilità: ambienti coerenti, cicli di rilascio più rapidi e la capacità di isolare e scalare singoli servizi senza ridistribuire intere applicazioni. È la base su cui verrà costruita l’architettura cloud-native negli anni successivi.